CREMAZIONI. CAPOZZI (M5S): SI A PETIZIONE RIDUZIONE IMPIANTO UDINE
(ACON) Trieste, 2 nov - "Mi ritrovo pienamente nelle
preoccupazioni espresse dal Comitato che si sta spendendo per la
tutela del territorio, al punto da aver firmato con convinzione
anche la petizione da esso depositata. Sul tempio crematorio a
Paderno, Godia e Beivars, si discute infatti di un tema
trasversale, ma è bene ricordare sempre che la scelta di spostare
l'attività dal cimitero di San Vito a Paderno è stata una precisa
decisione politica: quella di non voler realizzare l'impianto nei
pressi di viale Venezia, individuando proprio nella stessa
Paderno la nuova sede".
Così in una nota la consigliera regionale Rosaria Capozzi
(MoVimento 5 Stelle), a margine dei lavori della III Commissione
permanente, incentrati sull'audizione del primo firmatario della
petizione che chiede la riduzione del numero massimo di
cremazioni per il nuovo impianto nell'area Paderno-Beivars-Godia.
"Già ai tempi della mia attività sul territorio nel ruolo di
consigliera comunale - aggiunge Capozzi - mi ero opposta a quella
scelta, ritenendo l'impianto non soltanto sovradimensionato, ma
anche non necessario, considerata la vicinanza all'impianto di
Cervignano e a quello di Gemona".
"L'area di Udine Est, peraltro, è già gravata da importanti
infrastrutture - precisa l'esponente pentastellata - che
impattano fortemente sul territorio: un parco fotovoltaico da 5
Mw, un ulteriore impianto che potrebbe sorgere nell'area tra
Bearzi e il cimitero, antenne 4G & 5G e, ora, proprio il tempio
crematorio in questione. Va da sé che, anche ipotizzando che il
nuovo impianto operi nel pieno rispetto dei limiti di legge sulle
emissioni, non si possono trascurare le ulteriori conseguenze
legate al traffico dei veicoli adibiti al trasporto delle salme.
Un traffico che inciderebbe sulla viabilità e che, insieme alla
presenza dell'edificio, avrebbe inevitabili ricadute sul contesto
circostante".
"La tutela del territorio - conclude Capozzi - richiede invece
una valutazione complessiva degli impatti, senza scaricare sempre
sulle comunità il peso di nuove infrastrutture e di nuovi
impianti. Purtroppo, però, anche questa volta l'assenza di una
pianificazione regionale ha consentito ai privati di portare a
termine i loro affari".
ACON/COM/rm